Gli artisti molisani del seicento-settecento

Giovan Vincenzo D’Onofrio da Forlì, noto come Giovan Vincenzo Forli, nasce a Campobasso nella metà del cinquecento. E’ molto attivo a Napoli tra la fine del cinquecento e gli inizi del seicento. Nel 1592 è a Napoli. Nel 1594 è console dell’arte dei pittori insieme ad altri artisti, (tra cui Teodoro d’Errico). Gli vengono affidati lavori per la chiesa e il brefotrofio dell’Annunziata. Oltre che nella chiesa del Pio Monte della Misericordia, sue opere oggi sono visibili nella chiesa di Santa Maria del Carmine (una “Madonna delle Grazie”), nella chiesa dello Spirito Santo (una “Annunciazione” del 1602), nella chiesa di San Giovanni a Carbonara (Sant’Orsola e le compagne), nella chiesa di Santa Maria della Sanità (“Circoncisione” del 1610). Il Previtali in “La pittura del Cinquecento a Napoli e nel vicereame” gli attribuisce una “Madonna con Bambino che appare ai Santi Francesco, Agostino, Biagio e Antonio da Padova” nella chiesa del Gesù delle Monache. Lo stesso Previtali dice del Forli che egli “al pari di altri artisti italiani e spagnoli prima di adeguarsi alle nuove rivoluzionarie tendenze naturalistiche”, avrebbe partecipato “al gran corale baroccesco di fine secolo”. La corrente baroccesca, che prende nome da Federico Fiori detto il Barocci si sviluppa in sintonia con un modo di dipingere pastoso. Il pittore molisano è insomma legato al tardo-manierismo, come Santafede, caposcuola della cultura riformata a Napoli, e Azzolino. Tra le opere più importanti “Il buon samaritano, in cui usa un’iconografia tradizionale impregnata di ricordi veneti e fiamminghi.
Nicola Fenico nasce a Campobasso nel seicento. Al suo nome sono legate soprattutto due opere nella chiesa del convento di Santa Maria della Libera a Cercemaggiore (Campobasso): un enorme affresco del 1686 con l’Ultima Cena dai colori vivaci e dal particolare movimento impresso ai personaggi e una tela con “Madonna fra santi” del 1687. Della sua vita si hanno pochissime notizie.

Paolo Gamba nasce da una famiglia povera nel 1712 a Ripabottoni (Campobasso). Il padre, Giambattista, è modesto decoratore e pittore. Paolo intraprende la strada della pittura per continuità con il padre, da cui apprende la tecnica dell’affresco. Il vescovo di Larino indirizza quindi il giovane alla scuola di Francesco Solimena a Napoli (che ha fa venire nel Molise per la realizzazione di opere a Castelpetroso, Larino e Ripabottoni), dove resta tra il 1731 e il 1737. Lo stesso vescovo affida a Gamba la restituzione grafica dell’anfiteatro di Larino. I soggetti sono a carattere sacro. Opera molto a Ripabottoni (nella chiesa di Santa Maria Assunta, vi sono le tele Madonna del Purgatorio, Madonna del Rosario, San Rocco, Presentazione della Vergine al Tempio e affreschi quali Le Virtù, e I Profeti; nella chiesa di Santa Maria della Concezione le tele L’Immacolata, L’Assunta, L’Annunciazione e altri medaglioni con soggetti evangelici). A Montorio nei Frentani esegue, tra il 1738 e il 1745, una serie di tele e otto medaglioni, a soggetto biblico; a Sant’Elia a Pianisi lavora nel 1740 agli affreschi del convento dei cappuccini dedicato a San Francesco d'Assisi (sue le due lunette su tela del refettorio: “L’ultima cena” e “L’Annunciazione”); a Larino si dedica agli affreschi della cupola di San Francesco con L’Immacolata Concezione, tema frequente nelle sue pitture; nel 1774 si dedica alla parrocchiale di Campodipietra; a Colletorto è la volta della chiesa di San Alfonso dei Liguori; a Morrone del Sannio ancora affreschi (Visione di San Francesco nel convento di San Nazario); a Fossalto tele ed affreschi nella chiesa di Santa Maria Assunta; ad Agnone affreschi con le scene della Virtù, gli Evangelisti e episodi biblici nella chiesa di San Francesco; a Matrice altre tele.
Lavora anche in Abruzzo e in Puglia. Muore nel 1782.
Bibliografia: C. Carano, “Paolo Gamba pittore molisano del XVIII secolo”, Campobasso, 1984, con bibliografia precedente.


Paolo Saverio Di Zinno nasce a Campobasso nel 1718. A 19 anni si reca a Napoli presso la bottega del maestro Gennaro Franzese per apprendere l’arte della scultura, aiutato economicamente dai fratelli. Tornato a Campobasso, inizia la sua attività di scultore. Eletto al governo della Confraternita di Santa Maria della Croce, nel 1759 finisce in carcere accusato di “procedure irregolari”; scagionato, continua a gestire, per poco, la vita della Confraternita. Si afferma come scultore di legno: grazie ai lasciti della famiglia e di quella, agiata, della moglie, ha un buon tenore di vita. Gli viene quindi affidata la reinvenzione de “I Misteri” del Corpus Domini, cui è legata la sua fama. Muore a Campobasso nel 1781, lasciando una cospicua eredità sia patrimoniale sia artistica in Molise, Campania, Puglia e Abruzzo. Una trentina le opere firmate e datate (dal 1745 al 1781), altre 68 sono di attribuzione accolta.
Realizza 24 macchine, commissionate da tre confraternite della città (Sant’Antonio Abate, Santa Maria della Croce e Trinità), con infrastrutture di ferro ed acciaio dal cui tronco si dipartono rami incrociati che, nel corso della manifestazione, sorreggono figuranti vivi. Ogni piattaforma è portata in spalla.
Bibliografia: N. Felice-R. Lattuada, “Paolo Saverio Di Zinno arte ed effimero barocco nel Molise del settecento”, Campobasso 1996, con bibliografie precedenti; D. Catalano, “Da Giacomo Colombo a Paolo Saverio Di Zinno: recuperi e restauri di sculture del XVIII secolo”, in Conoscenze 7, 1994, pp. 73-80; S. De Gregorio, “I disegni di Paolo Saverio Di Zinno” nella biblioteca “P. Albino” di Campobasso”, in Conoscenze 8, 1995, pp. 79-157.


Ciriaco Brunetti nasce nel 1723 ad Oratino (Campobasso) da una famiglia che da più generazioni annoverava pittori: Matteo Brunetti morto nel 1541; Pietro Brunetti morto nel 1568, autore di affreschi; Benedetto Brunetti morto nel 1698, autore di una serie di tele per le chiese molisane.
Il padre Agostino, doratore, lo forma al mestiere indirizzandolo presso lo studio napoletano di Solimena. Riceve protezione dal duca Gennaro Vitaliano Moccia, che favorisce il collegamento con Napoli da parte di artisti oratinesi (chiamati da lui ad abbellire la sua residenza ad Oratino). Nel 1752 sposa Rachele Brunetti. Nel 1754 riceve la carica di “maestro di cerimonia e sacrestano” nella confraternita del SS. Sacramento. Lavora come doratore e affrescatore, da solo o con il fratello Stanislao e altri artisti oratinesi. Nel 1788 viene nominato priore della confraternita. La sua attività si svolge prevalentemente nel Molise.
Tra le opere più significative le 13 tavolette nella chiesa di Santa Maria nella Croce di Vinchiaturo (Campobasso), con Cristo e i dodici apostoli, ma anche la tela con Madonna e Santi della chiesa di Santa Maria di Loreto a Toro (Campobasso). Tra gli affreschi quelli della parrocchiale di Oratino, in cui vengono riprese ampie parti dell’Assunzione di Solimena nella chiesa dell’Annunziata a Marcianise (Caserta). Muore nel 1802.
Bibliografia: G. G. Borrelli-D. Catalano-R. Lattuada (a cura di) “Oratino, Pittori, scultori e botteghe artigiane tra il XVII e XIX secolo”, Napoli 1993.


Raffaele Gioia nasce a San Massimo (Campobasso) nel 1757 dal padre Alessandro, pittore, che gli insegna i primi rudimenti. E’ impegnato in un’intensa attività pittori in tutto il Molise. Le sue tele più note sono presenti nella cattedrale di Isernia: quella sull’altare maggiore raffigura un Cristo in atto di dar le chiavi a San Pietro; i due quadri laterali del coro rappresentano “La donna adultera” e “La disputa di Cristo fra i dottori”; nei due altari laterali un quadro rappresenta la “Vergine Maria Addolorata”, l’altro San Michele ed ancora i santi Nicandro, Marciano e Vito.
Due tele, entrambe del 1793, sono presenti nella cattedrale di Bojano (Campobasso), collocate ai lati dell’altare maggiore. Raffigurano “Il battesimo di un re” e “San Bartolomeo Apostolo”, in atteggiamento di predicazione.
Nella chiesa parrocchiale di Pettoranello (Isernia) sono presenti nove affreschi eseguiti nel 1804. Altri quadri sono presenti a Venafro (Isernia). E’ morto a San Massimo, insieme a due sue figlie, il 26 luglio 1805, giorno del più terribile terremoto molisano.

 

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